NUOVE SFIDE E OPPORTUNITA’ PER LA FORMAZIONE E IL BENESSERE GIOVANILE AL CENTRO DEL CONVEGNO PRESSO LA FONDAZIONE LERCARO

Lo scorso 19 Marzo, a Bologna, presso la Fondazione Giacomo Lercaro, l’Associazione ha organizzato un vivace momento di confronto dove esperti, istituzioni e operatori del settore educativo si sono riuniti per il convegno “Crescere nel Cambiamento: Giovani, Welfare e Nuovi Orizzonti Educativi”. Un appuntamento che ha offerto spunti di riflessione più che mai attuali su un tema centrale del nostro tempo: l’educazione e il benessere dei giovani in un contesto sociale in rapida evoluzione.

Il contesto: giovani e formazione tra difficoltà e opportunità

A introdurre i lavori è stata la Dottoressa Francesca Bergamini, Dirigente Settore Educazione, istruzione, formazione, lavoro – Direzione Conoscenza, ricerca, lavoro, imprese della Regione Emilia-Romagna, intervenuta in sostituzione dell’assessora Isabella Conti, assente per motivi personali. Bergamini ha evidenziato i progressi del sistema educativo regionale, sottolineando in particolare il recente passo avanti nella digitalizzazione delle iscrizioni alla formazione professionale, ovvero al percorso propedeutico al sistema IeFP 2025-2026: “Per la prima volta, le famiglie possono iscrivere i propri figli online attraverso ‘scuole in chiaro’. Un dato storico, che garantisce accessibilità e trasparenza”.

Ma il quadro generale, come emerso nel corso del convegno, presenta ancora molte sfide. La dispersione scolastica, il disagio giovanile e la necessità di costruire percorsi educativi più inclusivi sono tematiche che richiedono interventi mirati. “L’IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) non deve essere vista come l’ultima spiaggia per chi non trova spazio altrove, ma come un’opportunità formativa qualificata e capace di accompagnare i giovani verso l’autonomia”, ha aggiunto Bergamini.

Vanna Iori: il disagio emotivo dei giovani e il ruolo dell’educazione

È dunque intervenuta la Professoressa Vanna Iori, docente di Pedagogia generale all’Università Cattolica e membro del Comitato di Indirizzo dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, Ente fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Giovani. Con la lucidità e l’autorevolezza che la contraddistinguono, Iori ha tracciato un quadro preoccupante della condizione giovanile, basandosi su dati aggiornati al 2024.

“Il disagio giovanile si manifesta in molte forme: ansia, depressione, isolamento, autolesionismo, dipendenze. Un dato allarmante riguarda il fenomeno del ‘mattering’: molti ragazzi oggi si sentono invisibili, convinti di non contare nulla per nessuno”, ha spiegato Iori. La docente ha poi sottolineato come il digitale abbia amplificato questa crisi, con una dipendenza sempre più precoce da dispositivi elettronici e una progressiva riduzione delle relazioni reali: “Abbiamo generazioni di ragazzi che non sanno dare un nome alle proprie emozioni, in una condizione che definirei di analfabetismo emotivo”.

La soluzione? Creare una comunità educante forte, capace di includere tutti gli attori coinvolti: scuola, famiglie, istituzioni, terzo settore. “Non possiamo limitarci a fornire conoscenze. Dobbiamo educare alla vita emotiva, insegnare ai ragazzi a riconoscere i propri sentimenti e a esprimerli in modo costruttivo”.

Padre Antonio Lucente: un welfare che non lasci nessuno indietro

Dopo l’intervento della Professoressa Iori, il convegno ha accolto le riflessioni di Padre Antonio Lucente, Presidente della Fondazione Engim e profondo conoscitore del mondo giovanile. La sua esperienza, maturata tra formazione professionale e contesti di fragilità sociale, ha offerto uno sguardo illuminante sulle sfide del welfare educativo grazie anche ad alcuni dei risultati emersi dall’Indagine sui giovani svolta a livello nazionale da Engim dal titolo: “Giovani e Futuro – Coltivare le speranze attraverso il lavoro”.

“Non possiamo pensare a un welfare basato su interventi emergenziali. Serve un processo educativo profondo, che metta al centro la dignità della persona e la capacità dei giovani di diventare protagonisti della loro storia”, ha dichiarato Lucente. Ha inoltre ricordato come la formazione non debba essere solo un mezzo per l’inserimento lavorativo, ma un percorso di crescita complessiva: “Il lavoro non è solo un bisogno economico, ma uno strumento per costruire il proprio posto nel mondo”.

Lucente ha poi citato il valore della profezia nel cambiamento sociale, richiamando il messaggio del profeta Gioele: “I vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni”. Un invito a credere nel potenziale delle nuove generazioni, evitando di relegarle al ruolo di semplici destinatari di aiuti e politiche passive.

Giuseppe Pagani: il futuro del lavoro e la sfida della formazione professionale

A chiudere il ciclo degli interventi principali è stato il Presidente di AECA Giuseppe Pagani, che ha portato un’analisi sulle esigenze occupazionali delle nuove generazioni. Pagani ha illustrato i dati di una recente ricerca sulla generazione Z, evidenziando come il concetto stesso di “posto di lavoro” stia cambiando radicalmente.

“I giovani oggi non cercano solo stabilità, ma un contesto di lavoro che permetta loro di crescere, di trovare senso e di bilanciare vita professionale e personale”, ha spiegato. L’indagine condotta su migliaia di studenti della formazione professionale ha rivelato una nuova visione del lavoro: non più visto come una destinazione fissa, ma come un percorso in continua evoluzione.

Un aspetto chiave emerso dall’intervento di Pagani è la necessità di ripensare la relazione tra formazione e imprese: “Le aziende devono imparare a valorizzare il talento giovanile, creando ambienti di lavoro inclusivi e capaci di rispondere alle nuove esigenze”. Infine, un monito ai sistemi educativi: “Dobbiamo smettere di considerare la formazione come un semplice passaggio per il lavoro. Deve essere un’esperienza di crescita integrale, che metta al centro la persona e le sue aspirazioni”.

Conclusioni: un nuovo paradigma per l’educazione e il lavoro

Il convegno ha dunque fomentato un appello condiviso dai relatori: è necessario ripensare il modello educativo per affrontare le sfide del futuro. Oltre alla scuola, anche la famiglia ha un ruolo fondamentale. Come sottolineato da Iori, “i genitori oggi sono più connessi ai loro smartphone che ai loro figli. C’è bisogno di un ritorno alla relazione diretta, al gioco, al dialogo”.

L’incontro ha lasciato il pubblico con una consapevolezza chiara: il cambiamento è già in atto e coinvolge tutti. Costruire un sistema educativo che sappia accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita significa investire non solo sul loro futuro, ma su quello dell’intera società. Un impegno che non può più essere rimandato.

Di seguito la replica integrale del Convegno e la Galleria Fotografica: